Una legge di civiltà

- Firmare le proprie dimissioni all'atto dell'assunzione? Non si può. Ma questa legge non piace al ministro e agli industriali. Un appello e una campagna per difenderla.

Che cosa c’è “di sinistra” nella legge  che rende impossibile il fenomeno delle dimissioni in bianco da firmare all’atto della (e come condizione per la) assunzione, con cui tanti imprenditori (?) si sono tutelati per anni contro il rischio della gravidanza della propria dipendente? Si tratta piuttosto di qualcosa che chiunque, di sinistra o di destra, dovrebbe considerare come un atto di civiltà, un presupposto normale per normali rapporti di lavoro.

Eppure non sembra sia così per il ministro Sacconi. Che tra i primi atti del governo in materia di lavoro, annuncia proprio la revisione di quella legge (per la cronaca è la numero 188 del 2007). C’è da trasecolare. Una legge semplice ed efficace, priva di costi. Una legge che consente di prevenire il fenomeno dal momento che stabilisce che le dimissioni volontarie devono essere date soltanto su moduli numerati progressivamente, i quali, avendo una scadenza, non possono essere compilati prima del loro utilizzo.

Semplice e a suo modo geniale. Eppure il ministro Sacconi e la Confindustria vogliono cancellarla. Per questo ci sembra importante l’appello lanciato da un gruppo di donne - politiche (Di Salvo, Nicchi), sindacaliste (Piccinini, Polverini), giornaliste (Armeni, Casadio), imprenditrici (Marcucci) - per difendere questa legge di civiltà. Se pensate, come noi, che questa sia una legge importante, potete, come noi, sottoscrivere l’appello scrivendo una mail al seguente indirizzo: nolicenziamentimascherati@gmail.com

di Enrico Galantini

18/06/2008

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