Se rivoluzione fa rima con sottrazione

- Da quando meno docenti, meno risorse, meno diritti vuol dire migliorare la scuola pubblica? Da quando lo dicono Tremonti e la Gelmini!

'Questo è un governo rivoluzionario, un governo che vuole rivoltare la pubblica amministrazione come un calzino. Un governo che vuole eliminare gli sprechi e riformare il paese'. Chi parla è il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Per Mariastella Gelmini la rivoluzione della scuola vuol però dire 87 mila docenti e 43 mila amministrativi in meno, 7 miliardi di minori risorse, la reintroduzione del voto di condotta, il ritorno al maestro unico (e del grembiulino) nelle scuole elementari, smantellando un’esperienza didattico-pedagogica all’avanguardia, che ha fatto sì che gli apprendimenti degli alunni delle scuole elementari siano ai primi posti nelle classifiche europee, e dando l’addio al tempo pieno.

Non c’è che dire. La strategia comunicativa di questo governo continua a essere efficace, se i media più importanti del nostro paese sembrano dare retta ai proclami del ministro dell’Istruzione (non a caso non più definita “pubblica”: chi vuole il meglio, se lo compri nel privato, per gli sfigati basta un pubblico ridotto…) e non smontano le bugie palesi che Gemini e i vari ministri che si occupano delle pubbliche amministrazioni ci propinano di dichiarazione in dichiarazione, mettendo in luce il disegno vero che c’è sotto.

Un disegno che si basa sul segno “meno”. Utilizzando lo specchietto per allodole della lotta ai fannulloni si punta a una sottrazione continua di risorse e di diritti, diritti di chi lavora e diritti dei cittadini. Ecco allora che cosa vuol dire rivoluzione per il ministro Gelmini e soci. Vuol dire sottrazione. Vuol dire meno possibilità per chi già ha meno. Vuol dire sostituire l’elemosina ai diritti. Al sindacato questo ovviamente non piace. La Flc Cgil, il primo sindacato tra i lavoratori della conoscenza, non ci sta e sta lavorando per informare, per discutere, per mobilitare i lavoratori del settore e la società civile, per migliorare quello che non funziona, non per distruggere quello che c’è al grido di “privato è bello”.   

di Enrico Galantini

08/09/2008

Podcast











Cerca in archivio