
Il nostro abbraccio a Marco Rossi
Quando avevo raccontato a Marco il progetto della web radio mi aveva guardato con preoccupazione. Era felice di poter tornare a far radio e a farla con il sindacato, con i suoi amici, i colleghi e i compagni di 'Rassegna' e 'Liberetà'. Poi aveva confessato il problema: 'allora mi devo mettere Internet anche a casa'. Interattività, web2, ma anche le parole Rete, sito, motore di ricerca, streaming lo avevano seriamente impensierito. Non erano nelle sue corde ma la tentazione di dare vita a una testata 'economico-sindacale' che raccontasse il mondo del lavoro era più forte di ogni remora e di ogni paura delle nuove tecnologie. Così aveva accettato di mettere la sua competenza a disposizione dei più giovani che si accingevano a partecipare alla nuova scommessa della web radio.
Un campo nuovo, avanzato della moderna attività giornalistica, ancor più complessa - non solo in termini di adrenalina e frenesia - della 'normale' gestione del mezzo che Marco aveva imparato a conoscere e praticare 20 anni fà in quella bella esperienza che fu Italia Radio, dove si ritrovarono insieme qualche quarantenne e molti brillanti ventenni alle prese con un grande e coinvolgente progetto, poi conclusosi amaramente (anche per Marco) per le 'inevitabili difficoltà economiche'.
Lì avevo conosciuto Marcorossi, tutto attaccato, un giovane che per carattere ed equilibrio, per abbigliamento e modi di fare sembrava davvero più vecchio di me che ho sempre avuto una mezza sindrome di Peter Pan, attratto quasi patologicamente da nuove avventure e nuove partenze. Anche per questo mi sembrava un partner ideale. La sua solidità, la sua cultura, la professionalità e la stima che si era conquistato anche quando aveva cominciato a collaborare con Liberetà e poi con Rassegna sindacale, erano doti che tutti gli riconoscevano e apprezzavano. Per questo, e a più riprese, se si trattava di mettere in piedi qualche nuovo progetto radiofonico, il primo pensiero non poteva che correre a Marco. La voce, il microfono, l'agenda erano strumenti di lavoro che Marco utilizzava con professionalità nella sua attività giornalistica fatta di buona tecnica, grande precisione e attenzione. Mai formali nè fine a se stesse ma al servizio dell'ascoltatore, del lettore, del sindacato. Della Cgil innanzitutto, quella speciale comunità che Marco quasi mitizzava, nella quale si riconosceva 'per partito preso' e dove ritrovava quella idea di socialdemocrazia, quella speranza di giustizia sociale che lo hanno animato, per la quale si è battuto e impegnato con tanta passione.
Ciao Marco, ci mancherà un bravo collega e una bella persona; ma ci resterà vicino il tuo modo di essere e di lavorare. Ce li ricorderemo, nei momenti belli e in quelli brutti di questa redazione che ti abbraccia e ti saluta.
di Altero Frigerio
15/09/2008
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