
I conti in rosso del liberismo
Sono diventati nomi familiari come se fossero protagonisti di una sit-com televisiva: Fannie, Freddie e Lehman. In realtà la loro storia varrebbe un film, per raccontare anche la disfatta dell’economia americana di George W. Bush.
Freddie Mac e Fannie Mae sono le due società create alle fine degli anni Trenta per garantire i fondi per il mercato immobiliare americano, vere e proprie banche che erogavano mutui; con il tracollo annunciato i due istituti stavano per travolgere i piccoli risparmiatori e l’economia del Paese. In un solo week-end, invece, all’inizio di settembre, sono state messe sotto l’ala protettiva dello Stato, paradossalmente “pubblicizzate” dal Paese-simbolo del libero mercato. Superman aveva salvato gli Usa dall’apocalisse economica, annunciata dallo stillicidio di fallimenti di piccole banche?
E’ bastata una settimana perché sulla scena, però, tracollasse anche Lehman: disintegrando il sogno del “salvataggio”. Il colosso Lehman Brothers, una delle quattro principali banche di investimenti, si è improvvisamente scoperto con i piedi d’argilla; e stavolta il Governo Usa lo ha lasciato rovinare a terra. Un fallimento eclatante, 158 anni di storia, 26mila dipendenti, di cui circa cinquemila in Europa, 120 a Milano, 20 a Roma.
Uno shock nei mercati azionari; ovunque si fanno i conti; in Italia Mediolanum è tra le più esposte. C’è la paura dell’effetto domino. E l’America si scopre il Paese più indebitato del mondo. Il re è nudo: la politica economica di Bush si è rivelata quella di un giocatore che rilancia al buio al tavolo verde di un Casinò, per coprire avventure come quelle in Iraq.
di Silvia Garambois
18/09/2008
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