
Una diretta per i diritti
Un governo contro il lavoro. Non stiamo parlando di atteggiamenti o di sensibilità, ma di scelte molto molto concrete. Né occorre essere di parte per sostenere che non risulta agli atti del governo Berlusconi un solo documento, una sola decisione, un solo decreto o disegno di legge, che vada nella direzione richiesta dai lavoratori e dalle loro rappresentanze sociali. Se Cgil Cil e Uil concordano sull'urgenza di provvedimenti a sostegno dei salari, delle pensioni e dei consumi delle famiglie italiane, la strada imbocata dal governo é esattamente opposta. Dalla manovra pre-estiva alla campagna contro i fannulloni, dai tagli per decreto di 80/90mila posti di lavoro nella scuola (pubblica), per finire con l'Alitalia, per la quale si è approvato uno scandaloso provvedimento 'SalvaCai', il Berlusconi4 si é dato da fare per affermare il suo primato, dopo la vittoria politica di aprile, anche sul versante sociale. Con inusitata rapidità, con lucida determinazione, con efficace strategia comunicativa.
Mettiamo in fila poche cose, ma significative per dare senso e sostanza a queste affermazioni. Altro che diminuire le tasse, come promesso in campagna elettorale: il primo atto di Tremonti é stato il varo di una manovra che sbriciolava in un colpo solo il Protocollo firmato da Prodi con le confederazioni sindacali giusto un anno fa e approvato da oltre 5 milioni di lavoratori. Brunetta ha dato fondo al suo superego con un abbondante uso di fuochi d'artificio che hanno finito per bruciare il già debole legame tra cittadini e pubblica amministrazione. La Gelmini, che ha preso la laurea a Reggio Calabria, spara contro i docenti meridionali e poi ne butta fuori una bella percentuale. Sacconi non media tra la cordata dei nuovi padroni di Alitalia e i sindacati: intima solo di firmare quello che va bene a Berlusconi e al suo alfiere Colaninno.
Abbiamo voluto richiamare gli illustri ministri interessati ad alcuni dei provvedimenti di maggiore impatto sull'opinione pubblica, ma tutto il governo e la sua maggioranza hanno scelto di assestare un colpo (definitivo, nei loro propositi) alle politiche della concertazione, dell'equità fiscale e della giustiza sociale. Esageriamo quando parliamo o scriviamo di buste paga e pensioni drammaticamente erose dall'inflazione, o di precarietà in crescita e crisi industriali senza fine? Sbagliamo se sentiamo anche su di noi il peso di certe cifre dietro le quali ci sono persone che vedono farsi buio il proprio futuro? Arriveranno a poco meno di diecimila i lavoratori dell'Alitalia, tra dipendenti, precari e indotto, che perderanno il posto da qui alla fine dell'anno; altri 5mila saranno i dipendenti Telecom che nel corso delle prossime settimane vedranno interrotto il loro rapporto di lavoro; poi ci sono quelli della Merloni e delle centinaia di fabbriche che - subito o a breve - chiuderanno battenti.
Il diritto al lavoro, il diritto al salario giusto, il diritto alla buona e piena occupazione, il diritto all'istruzione e alla sanità pubbliche ci sembravano acquisiti sulla base delle lotte e delle conquiste degli anni passati. Non é e non sarà più così. E' bene dircelo con chiarezza: siamo dentro un'altra stagione politica ed economica. Occorre esserne consapevoli ed attrezzarci a far vivere questi principi in uno scenario di grandi difficoltà. La mobilitazione della Cgil del prossimo sabato 27 settembre ci pare all'altezza di questa sfida e con questo spirito ci impegneremo per la sua riuscita e la sua diffusione.
di Altero Frigerio
25/09/2008
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