
Dalla parte dei più deboli
Questo 27 settembre è una giornata importante. Per il paese e per la Cgil. Non è stato semplice per la confederazione decidere di scendere in piazza da sola, senza gli altri sindacati. Ma dopo aver tentato inutilmente di coinvolgere Cisl e Uil nella mobilitazione, la decisione è stata quasi obbligata.
Di fronte infatti alle scelte sbagliate messe in campo dal governo sulla politica economica e sociale, di fronte a una manovra depressiva che colpisce i redditi di lavoratori e pensionati, che riduce la domanda pubblica e taglia sulle infrastrutture e sulle reti materiali e immateriali, sarebbe stato profondamente sbagliato restare fermo e non dare una risposta.
E la risposta decisa dalla Cgil è forte. Una mobilitazione che porta in piazza in tutta Italia (sono più di 150 le iniziative previste in tutto il paese) le ragioni della protesta e le proposte del sindacato. Perché infatti non è una manifestazione che si limita a dire dei no (anche se ce n’è da dire tanti: dalla scuola al mercato del lavoro, dai tagli agli investimenti e al Mezzogiorno a quelli sul welfare). Al centro delle manifestazioni di oggi (cui non ha caso è stato dato il titolo di “diritti in piazza”) c’è quella piattaforma sul fisco elaborata da Cgil Cisl e Uil (a partire dalla richiesta di detrazioni per lavoratori dipendenti e pensionati), bellamente ignorata da un esecutivo che ha proseguito tranquillamente sulla sua strada, come se fossimo in tempi normali, come se non fossimo alla vigilia (o forse già dentro) a una recessione che richiede politiche anticicliche straordinarie in grado di rimettere in moto l’economia. Come del resto stanno facendo molti altri paesi europei.
Di tutto questo l’opinione pubblica non sembra pienamente cosciente, frastornata com’è dai fuochi d’artificio di un governo che usa assai bene i media, inventando sempre nuovi eventi (prima la caccia al fannullone di Brunetta, poi il grembiulino e il voto in condotta della Gelmini) per nascondere i fallimenti delle proprie (non) scelte.
Se già servisse solo ad aumentare la consapevolezza della gravità dell’emergenza economica e dell’insufficienza drammatica delle risposte di Berlusconi, l’iniziativa di oggi sarebbe comunque un grande successo.
Il governo comunque non deve illudersi. Se, come è assai probabile, dovesse fare finta di niente e non cambiare alcunché nelle proprie politiche economiche e sociali, non pensi che dopo il 27 la protesta si fermerà. La Cgil continuerà a portare avanti le ragioni dei più deboli. E lo farà cercando ovviamente di coinvolgere Cisl e Uil. Non vorremmo peccare di troppo ottimismo ma, come è già successo in passato, su questa strada non è impossibile ritrovare il sentiero dell’unità.
di Enrico Galantini
27/09/2008
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