Vicenza, una bella vittoria della democrazia

- Il referendum autogestito sulla nuova base Dal Molin ha visto una larghissima partecipazione di cittadini. In tanti, quasi un terzo dei votanti, hanno voluto dire la loro, anche se il Consiglio di Stato aveva deciso di negare valore alla consultazione.

Una questione di democrazia. Praticata e non negata, partecipata e non delegata. La notizia è semplice: quasi 25 mila cittadini e cittadine di Vicenza, nella prima domenica di quasi freddo, si sono recate ai "seggi" non ufficiali voluti dai movimenti "No Dal Molin" e hanno detto no alla nuova base americana. Numeri che fanno quasi impressione: solo 2 giorni per mettere in piedi una consultazione popolare non ufficiale, non autorizzata dal Consiglio di Stato in nome del centralismo governativo, completamente affidata allo sforzo e alla passione di "volontari" che ormai da 2 anni lottano per poter affermare il proprio diritto a decidere del futuro di Vicenza e dei suoi abitanti.
Ancora numeri: 32 seggi e 3 scrutatori per ciascun seggio hanno accolto quanti in fila e in massa sono andati a dire No alla base e sono stati quasi il 30 per cento degli aventi diritto al voto nella città veneta. Un vero successo. Riassumiamo: 24.094 votanti (il 28% degli iscritti alle liste elettorali della città), Sì 23.050, No 906, bianche 93, nulle 45. Ed infine ancora un dato: 24 mila sono gli euro raccolti per non abbassare la guardia.
E' un successo che va al di là del merito - se pur importantissimo - del quesito referendario negato alla cittadinanza. E' un successo della democrazia dal basso. Sono due anni, dicevamo, che gli abitanti di Vicenza, sostenuti attivamente anche dalla locale Camera del lavoro, affermano il proprio diritto a partecipare alle decisioni che riguardano loro e il futuro del loro figli. E non si sono fatti fermare nemmeno da uno Stato che, mentre straparla di federalismo, vuole muti e silenti i propri cittadini.
Il valore di questa giornata è importante. Si tratta di un successo di cui tener conto e che bisognerà continuare a far vivere anche nel resto del Paese. Ora bisogna non lasciar sola Vicenza. Occorre far in modo che il risultato di questa domenica di inizio ottobre sia un macigno sulla costruzione della base. Occorre che la pratica della partecipazione democratica si diffonda ovunque nel paese, argine contro l'arroganza regressiva del centrodestra e la ventata razzista che spira nelle nostre città.

di Alice Frei

06/10/2008

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