
Lavoro al femminile, chi entra e chi esce
Poco meno di seicentomila italiani in cerca di lavoro: c’è chi ce l’ha fatta, ma oltre la metà è in disoccupazione. E a rimboccarsi le maniche nella ricerca di un posto sono soprattutto le donne. E’ questo il ritratto dell’Italia tra aprile e luglio 2008, rileggendo i dati Istat pubblicati in questi ultimi giorni. I numeri, si sa, possono essere paradossali e traditori: così, mentre alcuni giornali hanno titolato sull’allarme disoccupazione (291mila disoccupati, più 20% rispetto all’anno passato), altri al contrario hanno scritto che sta crescendo l’occupazione (più 1,2% come dato medio, cioè 283mila unità). Una coperta corta tirata a seconda dell’interesse politico del momento: il quadro generale che ne esce, infatti, racconta comunque di un’Italia in difficoltà, col fiato corto, dove a fine mese - e anche prima - i soldi non bastano e anche gli “inoccupati” (le casalinghe, per esempio) premono per entrare nel mondo del lavoro e far quadrare i conti di casa. O per uscire dal lavoro nero, sempre più sottopagato.
E ancora una volta l’Istat disegna un’Italia a differenti velocità: l’occupazione cresce soprattutto nel Nord (più 1,6%, 189 mila persone); nel Centro la crescita è dello 0,5% (26 mila persone); al Sud è dell'1% (69 mila persone). Aumenta anche l’occupazione a tempo determinato (138 mila persone), raggiungendo il 14% del totale. L’allargamento dell’area di disoccupazione interessa invece tutto il territorio nazionale e riflette la crescita di inattivi ed ex-occupati in aziende travolte dalla crisi (più 88 mila nel Centro e al Nord, soprattutto uomini).
Ma è la componente femminile a condizionare tutti i dati. Secondo l’Istat, infatti, l’aumento tendenziale del tasso di occupazione è dovuto soprattutto dall’ingresso di donne (in particolare nei settori alberghieri e della ristorazione, oltre che nei servizi a imprese e famiglie). Ma sono anche le prime a risentire della crisi, ad essere espulse dal mercato del lavoro e a rientrarci in maniera precaria. E nel Sud le nuove disoccupate sono soprattutto donne fin qui considerate “inattive” e ora alla ricerca di nuovi introiti per la famiglia. Perché i numeri e le percentuali, si leggano come si vuole, celano le storie di gente vera, le loro preoccupazioni, la loro fatica di vivere.
di Silvia Garambois
07/10/2008
Podcast
Palinsesto
- 9:00 Voltapagina
- 10:00 Work in news
- 10:30 Italia parla
- 11:00 Lavoradio
- 11:30 Inforadio
- 11:30 Inforadio
- 12:00 Gierreelle
- 15:00 Consumeradio
- 15:30 Senioradio
- 16:00 Elleservizi
- 17:00 Ellemondo/elleeuropa
- 17:30 Ellecult
- 18:00 Gierreelle
Cerca in archivio
- Auto: Usa, crollano vendite a dicembre, Toyota -37%, Honda -35%
- Crisi, 1.000 lavoratori in cassa integrazione alle acciaierie di Udine
- Chimica, 14/2 sciopero generale a Sassari per la chimica
- Alitalia: Lega, Lufthansa partner ideale
- Inflazione: Isae, nel 2009 possibile calo del tasso tendenziale
- Piano anticrisi: Pd, governo stanzi 15 mld di euro
- Gaza: Pronto soccorso, oggi uccisi 50 palestinesi
- Gaza: Cgil Campania, fermare la guerra
- Gaza, 8/1 a Bologna sit-in per pace
- Dl Università, giovedì voto finale (diretta tv dalle ore 12)
- Piano anticrisi, 12/1 decreto approda alla Camera
- Teatro, 8/1 a Trento in scena "La memoria che resta"
- Alitalia: Cgil-Cisl-Uil Lombardia chiedono incontro a Regione
- Per altri servizi e notizie vai a Rassegna.it





