Articolo 18, attacco per vie traverse

- Da più fronti, e senza chiamare in ballo direttamente lo Statuto dei lavoratori, il governo punta a diminuire i diritti di chi lavora. Le trappole del 1141 quater e il rischio dell’arbitrato obbligatorio.

No, questa volta l’articolo 18 direttamente non c’entra. Ma l’attacco al lavoro, ai suoi diritti, seppure più subdolo, non è meno pericoloso. E del resto che cosa c’è da attendersi da un governo che ha sposato in toto le ragioni (per di più malintese) della competitività d’impresa, un governo che al dicastero che fu di Giacomo Brodolini ha messo un uomo come Maurizio Sacconi, vero e proprio “ministro contro il Lavoro”?
La questione è complessa e piena di tecnicismi, ma volendo la si può riassumere in poche righe. Nel disegno di legge 1441 quater (così chiamato perché è l’ultimo frutto della divisione in quattro parti dell’unico megadisegno di legge 1441) il governo ha messo una serie di norme che depotenziano l’operatività dei giudici del lavoro, limitandone i poteri in caso di vertenze da parte di lavoratori. Ma soprattutto, tra tante norme, ce n’è una che il professor Massimo Roccella, ordinario di diritto del lavoro all’Università di Torino, parlando ai microfoni di RadioArticolo1, giudica pericolosa, ed è quella relativa all’arbitrato. Spiega Roccella: “Si potrebbe determinare che il lavoratore, nel momento della stipula del contratto, sia posto di fronte all’alternativa se essere assunto o meno, a condizione di accettare o no l’arbitrato e finisca per accettarlo, rinunciando sin dall’inizio alla possibilità di ricorrere a un giudice del lavoro. Ci troveremmo così di fronte a una sorta di arbitrato obbligatorio: verrebbe meno il principio dell’inderogabilità della norma giuslavoristica e si precluderebbe sin dall’inizio la possibilità di rivolgersi ad un giudice del lavoro”.
La Cgil ha subito denunciato la pericolosità dell’iniziativa, che da parte governativa si tende ovviamente sminuire, definendola “semplificazione” o al massimo “deregolazione”.
Ma se mettiamo insieme più cose - quest’ultimo disegno di legge, l’abolizione della procedura sulle dimissioni volontarie, lo stravolgimento delle conquiste del protocollo del 23 luglio 2007 su contratti a termine, lavoro accessorio e apprendistato, e altre misure ancora, senza contare il libro verde sul welfare (che meriterebbe un articolo a parte) - il quadro si fa più chiaro e insieme più preoccupante. Non a caso tutti questi temi, dopo una solitaria denuncia estiva da parte della Cgil, sono stati al centro, insieme ad altri di cui forse si è parlato di più, della giornata di lotta il 27 settembre. E segnali positivi sono arrivati negli ultimi giorni da parte del mondo politico. Ma occorre costruire nel paese una consapevolezza diffusa. Il 21 ottobre la Consulta giuridica della Cgil incontrerà al Cnel parlamentari, operatori del diritto e rappresentanze sindacali, per denunciare quanto sta avvenendo e costruire la mobilitazione necessaria.

di Enrico Galantini

10/10/2008

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