
Finanza, non basta la parola
Nervi saldi, risparmiatori. Non per far piacere a Berlusconi e a Tremonti che invitano a mantenere le azioni e aspettare che, per dirla con Eduardo, “passi a’ nuttata”, ma perché vendere azioni, obbligazioni e altri titoli pubblici in cui si è investito renderebbe ben poco e alimenterebbe la crisi di fiducia nel sistema finanziario. E’ comprensibile che chi ha investito i suoi risparmi vuole tentare di rientrare almeno del capitale, ma in questo momento sarebbe un suicidio collettivo da cui nessuno guadagnerebbe.
Detto questo, come cittadini e risparmiatori dobbiamo pretendere la massima trasparenza delle decisioni che si stanno prendendo a tutti i livelli nazionali e internazionale. Dobbiamo pretendere che i responsabili di speculazioni finanziarie e dei “castelli di carta” su cui si è costruita la finanza di questi ultimi anni paghino duramente per gli errori commessi o, peggio, per le vere e proprie truffe che hanno attivato magari con raffinati strumenti bancari e assicurativi.
Tremonti e Berlusconi hanno preso le distanze, nei giorni scorsi, da un criminale emendamento che salvaguardava proprio i responsabili di queste speculazioni o di errate gestioni aziendali. Ma su questo emendamento si era pronunciato favorevolmente il rappresentante del governo. Un appunto va fatto anche all’opposizione, che non si era accorta di quello che veniva approvato e che ha atteso uno “scoop” di un programma televisivo per prenderne consapevolezza.
L’insegnamento da trarne è che con questo governo e questa maggioranza, che ha cercato di mettere al sicuro i suoi leader, Berlusconi in testa, da possibili inchieste penali, e che non perde occasione per lanciare un salvagente ai manager più compromessi, bisogna stare attentissimi e con gli occhi sempre aperti.
Ci vuole uno sforzo di tutti, dai leader politici alla stampa indipendente, dalle associazioni dei consumatori e ambientaliste ai centri studi, per monitorare, analizzare e contrastare eventualmente tutte le scelte di carattere economico, giudiziario e amministrativo del governo. Magari adottando l’antica massima di una vecchia volpe della politica italiana che ne ha viste (e fatte) di tutti i colori, Giulio Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma si indovina quasi sempre”.
di Antonio Longo
13/10/2008
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