
Contrattazione, il confronto si allarga
Per adesso l’accordo separato sulla riforma del modello contrattuale non c’è. Così inizierebbe il suo articolo un commentatore che vedesse il bicchiere mezzo pieno. Se uno guardasse invece al mezzo vuoto che c’è nel bicchiere, dovrebbe invece attaccare il pezzo dicendo che Cisl e Uil nell’incontro della scorsa settimana hanno condiviso le linee guida dell’impianto di riforma (decisamente inadeguato) proposto da Confindustria. In ogni caso, una novità importante è che si sia deciso, come chiedeva la Cgil, di aprire la trattativa più generale con tutte le controparti imprenditoriali e i soggetti che siglarono l’intesa di quindici anni fa per provare ad arrivare a un’intesa più ampia, che eviti la moltiplicazione dei sistemi contrattuali.
I commenti di questi giorni sono stati (quasi) tutti assai cauti. Del resto, la rottura sfiorata non può non preoccupare. E di sicuro ha influito sulla decisione di evitare traumi con una spaccatura tra i sindacati la tremenda deriva delle borse mondiali, con i crolli generalizzati che hanno coinvolto tutti i mercati, dall’Asia all’Europa, dagli Stati Uniti all’America Latina. Guglielmo Epifani l’ha detto esplicitamente: “Alla situazione già grave, fatta di cassa integrazione, licenziamenti e chiusure di aziende si aggiunge lo tsunami della crisi finanziaria. È un periodo molto duro e penso che sarebbe un errore dividerci con Cisl, Uil e Confindustria”.
Il quasi, tra parentesi, di prima si riferisce al solito Bombassei, vicepresidente di Confindustria, che, per non smentire la fama di “falco” che lo accompagna ha adombrato per l’ennesima volta la possibilità di un accordo separato.
Inizia dunque questa settimana un’altra fase. Confindustria ribadisce la “fretta” che accompagna il negoziato: un mese di tempo, per poter godere degli sgravi promessi dal governo. La Cgil, attraverso il suo segretario generale, chiede al governo di aprire urgentemente altri due tavoli di confronto: uno su prezzi e tariffe, l’altro sulle politiche anticrisi. Un cambio di marcia che la situazione generale dell’economia imporrebbe a un esecutivo finora largamente inadeguato.
Tornando alle linee guida, segnaliamo come i contenuti condivisi prevedano come riferimento per gli aumenti un indice che, se non è più la pura e semplice inflazione programmata prevista dal governo, viene però depurato dal costo dell’energia importata, caricando questa parte dell’inflazione solo sulle spalle del lavoro dipendente. Il recupero dell’eventuale scostamento rispetto all’inflazione reale, che c’è solo se significativo, viene depurato anch’esso dal costo dell’energia importato. Non c’è nessuna estensione programmata della contrattazione di secondo livello. C’è poi tutta una serie di regole e sanzioni che limitano in modo esagerato la libertà contrattuale dei sindacati e dei lavoratori. Insomma: ancora non ci siamo proprio.
di Enrico Galantini
15/10/2008
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