
Siamo tutti Saviano
“Annalisa Durante uccisa a Forcella il 27 marzo 2004 dal fuoco incrociato,
quattordici anni. Quattordici anni. Quattordici anni. Ripeterselo è come
passarsi una spugna d’acqua gelata lungo la schiena”. Questo è “Gomorra”,
il libro killer di Roberto Saviano, 28 anni, condannato a morte perché ha
osato raccontare. I panni sporchi si lavano in casa, non lo sa Saviano? “Annalisa è colpevole d’essere nata a Napoli. Nulla di più, nulla di meno.
Mentre il corpo di Annalisa nella bara bianca viene portato via a spalla,
la compagna di banco lascia trillare il suo cellulare. Squilla sul
feretro: è il nuovo requiem. Un trillo continuo, poi musicale, accenna
una melodia dolce. Nessuno risponde”. Anche Saviano è colpevole d’essere nato a Napoli: da due anni vive sotto scorta e non ce la fa più: “Andrò via dall'Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà...", dichiara, “non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. 'Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre…A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me".
Non lasciamolo solo, Saviano. Resterà in Italia? Andrà via? Si é già rifugiato all'estero? Conta poco.
Saviano è oggi “il” simbolo di chi non ci sta. Se siamo tutti Saviano,
come farà la camorra ad accanirsi contro uno, come fanno i vigliacchi da
sempre? Dieci, mille, un milione di Saviano: i giovani, i cittadini, le
associazioni che in queste ore si radunano e leggono “Gomorra” in piazza,
nelle cento piazze d’Italia, hanno tutti la faccia di Saviano. Ha ragione
Lorenzo Mazzoli, Funzione pubblica Cgil, che in una lettera aperta presentata dai microfoni di ‘RadioArticolo1’ propone che “Gomorra” diventi libro di testo nelle scuole. E il 5 novembre la Carovana antimafia di Libera e don Ciotti arriva a Mondragone: tutti con la faccia di Saviano. E ancora la Cgil e gli altri sindacati che il 19 novembre a Casal di Principe danno appuntamento a tutti lavoratori, a tutti i Saviano d’Italia.
Partecipare e riconoscersi non è difficile, la bandiera è quella della legalità e
della giustizia sociale, del no al “più silenzio per tutti”, del no a “i
panni sporchi si lavano in casa”. Le istituzioni democratiche si difendono
così, non da dietro le persiane di casa propria. Si difendono se
diventiamo tutti Saviano, se diventiamo tutti Annalisa e i suoi
quattordici anni.
Giovanni Falcone scrisse: "Si muore generalmente perché si è soli e perché si è entrati in un gioco troppo grande”.
di Ivano Maiorella
22/10/2008
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