
Raccontare e non tacere
E’ difficile trovare le parole per dirlo: la tragedia di Viareggio, il sacrificio di eroi adolescenti, foto che restituiscono brandelli irriconoscibili di città; e poi la rabbia di Termini Imerese, le cui fabbriche rischiano di essere cancellate con un tratto di penna nel disinteresse governativo; la rabbia dei terremotati dell’Aquila, con la new town che nasce sotto l’ombra della mafia; e il premier che danza su un palco napoletano come sulla tolda del Titanic, mentre nella sala riecheggia l’eco delle proteste dei disoccupati fuori dal teatro.
E’ difficile trovare le parole per dirlo, ma quelle parole, i giornalisti, rischiano addirittura di non poterle più usare: si stringe la morsa “di legge” sui giornali. Perché nessuno parli più delle troppe noemi, barbara, patrizia, che riempiono questa fine impero, si finge un’Italia di intercettati, come se le dichiarazioni d’amore degli adolescenti o le confidenze delle massaie fossero di interesse nazionale; si chiudono in cassaforte i procedimenti giudiziari. Quando il ddl Alfano sarà legge, a giorni, non sarà lecito neppure parlare dell’inchiesta giudiziaria sull’incidente ferroviario di Viareggio. Solo l’ad Moretti custodirà il segreto. Non sarà lecito fare inchieste scabrose se la magistratura avrà aperto i suoi fascicoli di indagine, e nel nome di noemi e delle altre non sapremo più di interessi oscuri e di mafie sulla ricostruzione d’Abruzzo.
Il presidente Napolitano ha chiesto all’Italia di essere una buona ospite per il G8: di abbassare il tono delle polemiche, come si fa quando arriva un invitato a casa e - per buona educazione - non lo si importuna con le beghe familiari. Ovviamente, c’è chi ha voluto fraintendere. Non lo hanno fatto i giornalisti: per continuare a raccontare questa Italia, con le sue tragedie e le minacce oscure di chi allunga le mani per fare affari sulla crisi, hanno deciso di tacere, di scioperare. Ma quando Obama, e Brown, e Sarkozy, saranno ripartiti. Il 14 luglio i giornali tornano a tacere. Per non dover tacere. Per continuare ad avere sempre le parole per testimoniare.
di Silvia Garambois
01/07/2009
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