
Giornali di partito e diritti di tutti
Consideriamo positivo l’esito dell’incontro svoltosi la scorsa settimana fra alcuni direttori dei giornali di partito con il presidente della Camera. Ma siamo molto, molto prudenti. La preoccupazione per la sopravvivenza dei nostri giornali, di quelli cooperativi e di idee non è certo fugata, essendo sicuro che la Finanziaria che ne vorrebbe la morte istantanea sarà approvata, intonsa, attraverso il voto di fiducia imposto dal governo.
La novità è che Gianfranco Fini ha condiviso la necessità di scongiurare il rischio di una drammatica contrazione del pluralismo dell’informazione che sarebbe la conseguenza nefasta, ma inevitabile, di questo provvedimento. E di avere chiesto al ministro Tremonti di trovare un rimedio. Qui ed ora, perché l’eliminazione del diritto soggettivo introdotta nella legge finanziaria rende - come abbiamo già scritto - impresa impervia la negoziazione con le banche dell’erogazione dei crediti su cui vivono molti giornali, proprio quelli ai quali sono per lo più negati o centellinati gli introiti pubblicitari.
La soluzione ci sarebbe, e semplice: togliere dalla Finanziaria quel comma 53 bis inventato apposta per metterci in ginocchio. E poi discutere, senza coltello alla gola. Giulio Tremonti, raggiunto telefonicamente e collegato in “vivavoce” con i convenuti alla riunione ha confermato l’intenzione di operare in tal senso, utilizzando lo strumento del “decreto milleproroghe”, entro la fine dell’anno in corso, o il “decreto sviluppo”, previsto per i primi giorni del prossimo anno, precisando tuttavia che se è necessario garantire la sopravvivenza «di tutte le testate depositarie della cultura politica del Paese», occorre anche «separare il grano dal loglio», ed evitare che delle risorse dei contribuenti continuino a beneficiare soggetti privi di qualsiasi struttura editoriale e che esistono soltanto in funzione dell’obiettivo di drenare contributi pubblici. Il tempo della verifica è assai breve.
Dunque, staremo a vedere. Senza abbassare la guardia, perché non vorremmo che nel mentre si pensa ad elaborare nuovi e più cogenti criteri, anche dentro un processo negoziale condiviso, il paziente muoia per assenza di cure immediate. I due tempi, dunque, ancorché disposti in rapida successione, sono in questo caso indispensabili. “primum vivere…”. Si ripristini subito, perciò il diritto soggettivo e si proceda, poi, a mettere ordine nella materia. E state attenti a non fregarci.
di Dino Greco, direttore di Liberazione
23/12/2009
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