
Se Brunetta piccona lavoro e sindacati
Brunetta ha il gusto della provocazione hard. Non è passato molto tempo da quando ha detto degli avversari che occorre farli morire, sia pure in modo figurato, almeno si spera. Non è esattamente quello che si potrebbe definire un antesignano del “partito dell’amore”.
Ora è passato dall’attacco frontale alla Cgil - dipinta come il ricettacolo di tutto il conservatorismo possibile e quindi meritevole di essere esclusa dagli accordi sindacali - a volere rimettere in discussione la prima parte della Costituzione, a partire dall’articolo 1, quello che afferma che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
E’ evidente il desiderio di questo bellicoso Ministro, che preferisce i toni alti, di distinguersi dal coro dei colleghi della destra che sembra avere apprezzato il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, nel quale era presente l’apertura alla revisione della seconda parte della Costituzione ma insieme era posto un limite. Napolitano ha parlato di possibili modifiche alla seconda parte, quella che definisce l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il loro funzionamento a garanzia della democrazia. Mentre il Presidente ha ritenuto che la prima parte, quindi anche l’articolo 1, costituisca un insieme di valori e di diritti che è bene salvaguardare e che debbono ispirare l’azione politica, sociale, e i comportamenti dei singoli cittadini.
Evidentemente Brunetta non è informato dei più recenti sondaggi, ben noti invece al Presidente del Consiglio, che dicono di un paese sempre più stanco dei toni esagerati della polemica politica e preoccupato invece di concretissimi problemi, come la crescente disoccupazione, perché non vede le necessarie iniziative per affrontarli. Invece il Ministro vuole cambiare tutto, proseguendo nei suoi attacchi a tutto campo, usando toni forti quando non addirittura autentiche provocazioni. Forse è un suo modo per emergere sopra gli altri ad ogni costo. Non va dimenticato infatti che il suo problema, come è già emerso in più occasioni, è di non farsi lasciare nell’angolo da Tremonti, che di suo lascia malvolentieri spazio agli altri Ministri.
Tuttavia, anche facendo la tara sui toni da mazziere che gli sono purtroppo ormai abituali, con l’obiettivo di conquistare il palcoscenico ad ogni costo, sarei per non prendere troppo sottogamba le dichiarazioni del Ministro Brunetta che di guai ne ha già combinati parecchi e sembra meditare di farne altri, se possibile peggiori.
Soprattutto dovrebbero meditare su queste dichiarazioni del Ministro alcuni interlocutori sociali che hanno dato fin troppo credito al Governo e ai suoi esponenti, e soprattutto dovrebbero reagire con fermezza perché il pericolo li riguarda direttamente più di quanto forse non credono.
A scanso di equivoci e guai futuri sarebbe bene che tutti i soggetti sociali, o almeno tutti quelli sindacali, chiarissero subito pubblicamente, ad esempio, che rimettere in discussione l’articolo 1 della Costituzione vorrebbe dire aprire un conflitto a tutto campo con loro. La ragione è semplice e non riguarda solo il fatto che i Costituenti hanno scritto un buon testo, meditato e discusso lungamente e che è tuttora di grande attualità. Affermare che la Repubblica è fondata sul lavoro significa attribuire un ruolo fondamentale a coloro che, in sostanza, hanno retto e reggono oggi più che mai sulle loro spalle il nostro paese.
Difficile immaginare che si possa dire altrettanto dei miracolati dallo scudo fiscale. Scudo fiscale che Brunetta ha contribuito a varare e i cui beneficiari dopo avere evaso le tasse, imbrogliato i conti, portato capitali illegalmente all’estero, forse colluso con la malavita organizzata, oggi godono del più clamoroso e ingiusto trattamento di favore (il migliore del mondo) per mettere una pietra tombale sul passato.
Di sfuggita ricordo che lo scudo fiscale in realtà porta lo Stato a rinunciare a circa 45 miliardi di entrate possibili in cambio del piatto di lenticchie di 5 miliardi circa che incasserà.
Del resto la Costituzione italiana è equilibrata e riserva ruoli importanti all’impresa, alla cooperazione, alle organizzazioni sociali, con testi ben definiti nei diversi articoli. Quando si è riflettuto seriamente sui problemi, sono stati ampliati i diritti costituzionali, non sono stati diluiti entro una pappa insapore come si vorrebbe fare con il lavoro che perderebbe non solo lavoro, reddito, ruolo sociale ma perfino l’articolo 1 della Costituzione.
Forse il vero obiettivo di Brunetta è riuscire a ridefinire la Costituzione nella parte che affronta il ruolo dei sindacati. Ridefinire i ruoli e i poteri dei sindacati, ad esempio, è un boccone ghiotto per il Ministro ma certamente è un pericolo per i soggetti di cui si parla. In fondo sono sessanta anni che gli articoli 39 e 40 della Costituzione sono oggetto di attenzione, di dibattito ma mai è stata forzata la mano. Ora Brunetta sembra voler suggerire a Governo e maggioranza di provarci.
Forse in un delirio di onnipotenza sogna di rendere costituzionali gli accordi separati. Meglio stare in campana.
Per questo tutti i soggetti sociali e i sindacati in particolare dovrebbero reagire con fermezza alle provocazioni del Ministro Brunetta. Meglio bloccare certe tentazioni sul nascere, dopo potrebbe essere tardi.
Teniamoci ben stretto l’articolo 1 della Costituzione.
di Alfiero Grandi
04/01/2010
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