Alle scemenze non c’è più fine

- A 15 anni in fabbrica, a 18 metter su famiglia, con i soldi delle pensioni dei genitori o dei nonni. Altro che più scuola, più formazione, più lavoro. Il governo ci condanna invece a diventare un paese di ignoranti e disoccupati. E la Confindustria plaude

Gioventù bruciata... Non hanno le idee molto chiare lassù, dalle parti del Governo, sul futuro delle giovani generazioni: che è poi come dire sul futuro del Paese. A pochi giorni dalla imbarazzante trovata del ministro Brunetta, che vorrebbe fuori casa “per legge” i giovani a 18 anni (perchè così imparano a rifarsi il letto da soli!) a dargli man forte arriva l'emendamento della maggioranza al disegno di legge Lavoro, collegato alla Finanziaria (già approvato in Commissione alla Camera), che di fatto riduce l'obbligo scolastico, equiparando l'apprendistato a un anno di scuola.

Il ragionamento non fa una grinza: i nonni e i nonni dei nonni a 15 anni non avevano già forse i calli alle mani? E a 18 non erano in grado di tirar su famiglia? Perché mai dunque nel secondo millennio dobbiamo far sprecare tanto tempo sui ai nostri figli...

In un Paese come il nostro dove i laureati allungano le code agli Uffici del lavoro, un quindicenne con il diploma di terza media in tasca - secondo la coppia Sacconi-Gelmini - ha le chance per superare d'un balzo tutti quei bamboccioni e trovare occupazione: bambini volenterosi contro ragazzoni imbranati.

Di che restare a bocca aperta, senza parole.

E pazienza, per i nostri Ministri, se una tesi di questo tipo ci butta di fatto fuori dalla Ue, che punta invece a una sempre maggiore formazione culturale dei giovani europei, e l'obbligo scolastico tende a innalzarlo, e guarda agli scambi universitari, alla ricerca...

C'è di peggio, e non ce l'aspettavamo. Il Sole24ore, quotidiano di Confindustria, le parole le trova: e plaude alla “sfida”, al crollo del “muro che distingue due mondi a parte, la scuola e il lavoro”, sostenendo che “le occasioni d'impiego possono essere moltissime”. Ma non si diceva che le aziende italiane potevano tornare competitive puntando sulla qualità, sull'eccellenza?

Strappa il sorriso questa Neanderthal di ritorno, sembra la trama di un romanzo fantasy: chissà come va a finire, forse con i nostri figli assoldati dal caporalato per sostituire gli immigrati nei lavori che non gli lasciamo più fare, forse con l'aratro per risparmiare la benzina dei trattori...

Viene da piangere, invece, se ci fermiamo a ragionare che è tutto vero: davvero un ministro, con la crisi che impedisce di metter su famiglia a giovani che invecchiano nella casa dei padri, se la prende ancora con i “bamboccioni”, come se vivesse su un altro pianeta. E davvero i ministri Sacconi e Gelmini, per “uscire dal groviglio normativo che si è accumulato dopo l'innalzamento a 16 anni dell'obbligo scolastico” (come recita il Sole24ore) vogliono cancellare una faticosa conquista di questo Paese.

Il “muro” tra scuola e lavoro c'è. E rallenta questo Paese. Abbatterlo potrebbe certo essere un motore di ripresa: ma guardando verso il futuro dell'eccellenza e della ricerca, non guardando indietro al passato.

di Silvia Garambois

25/01/2010

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