
La media del pollo
I “saldi” vanno male. I giornali hanno accolto la notizia con sorpresa. I dati Adusbef e Federconsumatori, dopo un mese di vendite a prezzi scontati, parlano di un “meno 11%” rispetto allo scorso anno: hanno sbagliato anche loro, perché dopo il crollo dei consumi nel periodo natalizio avevano previsto che la gente si sarebbe “rifatta” coi saldi. Invece quella gente si è limitata alle spese necessarie e programmate, anche se i negozi sparano in vetrina sconti del 30, del 50, persino del 70 per cento.
I telegiornali non ci avevano risparmiato l'euforia del primo week-end di saldi, servizi da Roma, Torino, Milano, Napoli, uno “struscio” di persone di tutte le età, con pacchetti e pacchettini, per le vie dello shopping. Evviva: la ripresa dei consumi, l'Italia che va!
Poi, telecamere spente. Ora quello che fa un po' rabbia è la sorpresa generale dei media per il mancato “evento”. Eppure che erano “saldi a doppia velocità” lo si è visto fin dall'inizio. E lo si poteva raccontare fin dall'inizio, anche senza dati ufficiali a consuntivo.
Bastava far due passi in centro per vedere che i turisti prendevano d'assalto i negozi Grandi Firme, approfittando degli sconti, e che i negozi più “in”, quelli dove serve uno stipendio per comprare una maglietta a prezzo dimezzato, facevano affari d'oro.
E poi bastava passare a bordo di un bus per le strade commerciali per vedere, invece, una lunga fila di commessi appoggiati alle porte dei negozi, annoiati, a fumare una sigaretta, a guardare i passanti che passavano veloci davanti alle vetrine. Senza farsi attrarre dalle etichette ribassate.
Previsione facile-facile: i negozi lusso, clientela selezionata con stock option e dividendi azionari, sono andati a gonfie vele. I negozi sotto casa, no.
Anche quando si parla di saldi bisogna fare la “media del pollo”, quella di Trilussa:
“Me spiego: da li conti che se fanno/
seconno le statistiche d’adesso/
risurta che te tocca un pollo all’anno:/
e, se nun entra ne le spese tue,/
t’entra ne la statistica lo stesso/
perché c’è un antro che se ne magna due”.
di Silvia Garambois
01/02/2010
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