
Sull’orlo del precipizio
Sono giornate, queste, di acuta tensione per milioni di lavoratori italiani stretti tra una crisi che si va aggravando (altro che situazione in miglioramento, come dice il governo!) e la riduzione dei redditi. Sin dall’inizio della settimana si sono susseguiti nei vari ministeri (dello sviluppo, del lavoro, delle politiche agricole riunioni su riunioni per ricercare una soluzione alle vertenze occupazionali legate alla crisi finanziaria di tante grandi imprese. Per Alcoa, Termini Imerese, Eutelia-Agile, Merloni, Eridania-Sadam e molte altre situazioni di crisi, il confronto proseguirà nei prossimi giorni (per la Fiat l’incontro è stato fissato per il 5 marzo). Sono vertenze dure che mettono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro di cui i media parlano poco e per pochi giorni.
Vi sono inoltre situazioni aziendali, migliaia di aziende grandi, medie e piccole (anche piccolissime) in crisi da tempo e di cui non si parla mai o quasi. Sono aziende metalmeccaniche, chimiche, tessili, alimentari, delle costruzioni e degli altri settori, che hanno attivato procedure di mobilità, contratti di solidarietà e cig speciale (soltanto in poche realtà), ma soprattutto la cassa integrazione ordinaria. La Cgil di Bergamo ha diffuso un lungo impressionante elenco di aziende in crisi con il numero dei lavoratori (dall’unità della Deco di Brembilla ai 2200 della Tenaris di Dalmine). Sono migliaia, decine di migliaia. Solo per alcuni la cig speciale scade nel 2011; la stragrande maggioranza ha un reddito garantito fino alla prossima primavera. E dopo? Qual è e quale sarà la vita di queste donne e di questi uomini in attesa che la cig si esaurisca e la propria azienda dica cosa vuol fare. La vita con i mutui da pagare, con i figli che vanno a scuola, oppure con la morosa che non ti puoi più sposare, con il lavoro stabile che ti vedi sfuggire via. E’ una società intera che sta cambiando faccia e occorre continuare ad occuparsi di questa gente, così come dei precari senza futuro, del popolo delle partite Iva sfruttato e mal pagato, degli immigrati prime vittime della crisi. Di questo ci occupiamo, lasciando ad altri il racconto delle gesta dei politici di governo e delle alchimie dei leader dell’opposizione. Magari la Cgil in questa battaglia per il lavoro vorrebbe avere al fianco almeno gli altri sindacati, ma così purtroppo ora non è.
di Paolo Serventi Longhi
10/02/2010
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