Italia bifronte

- Quella che canta e quella che porta la croce, quella che si arricchisce con le truffe e quella che paga la crisi, quella a caccia di successo e denaro facili e quella che chiede regole e etica. E l’Italia del lavoro scende in piazza il 12 marzo.

Mai l’Italia è stata così spaccata in due. Da una parte il paese dei ricchi che diventano sempre più ricchi, di coloro che evadono le tasse con metodo scientifico, che fanno soldi con impicci, affari, malversazioni ai danni della pubblica amministrazione e dei cittadini. E’ l’Italia delle mazzette, degli appalti truccati, delle violazioni delle regole sulla sicurezza e sulle tutele dei lavoratori. Insomma, del soldo facile, a tutti costi, dell’arrivismo, del carrierismo, della furbizia, del disprezzo per magistrati e giornalisti che fanno onestamente il loro mestiere. Insomma l’Italia del fango, della melma in cui una parte della classe politica e dell’impresa, quella che afferma il valore di false libertà, sta trascinando tutto il paese. Persino molti giovani, ragazze e ragazzi, adolescenti, percepiscono l’aria che tira e si guardano intorno alla ricerca del denaro o del successo facili.
Poi c’è l’altra Italia, per ora sconfitta e umiliata, che si affanna a sopravvivere nonostante si riduca sempre più il potere d’acquisto di salari e pensioni, che perde il lavoro, dipendente o autonomo, oppure non riesce mai a trovarne uno decente. L’Italia che fa la fila, ordinatamente, negli uffici postali per ritirare la pensione oppure per pagare in tempo utile, prima della scadenza, le bollette e persino il canone Rai. L’Italia che paga le tasse, che va in ansia se il commercialista ritarda la presentazione della dichiarazione dei redditi. L’Italia che pensa che l’impegno nel lavoro e nello studio siano valori da trasmettere ai propri figli.
Non è l’Italia cantata (male) dal nipote di un re che ha consentito le leggi razziali e la deportazione degli ebrei, prima di fuggire. E’ l’Italia che protesta, si mobilita, che parteciperà compatta allo sciopero generale proclamato dalla Cgil il 12 marzo, per il lavoro, per un fisco giusto, per una diversa politica dell’accoglienza.

di Paolo Serventi Longhi

02/03/2010

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