
Il 2 giugno e i tagli alla memoria
Ci sono parole che sono di pietra dura: Dignità, Libertà… Parole unite da un filo che non si disperde mai tra le pagine della Costituzione. La dignità che viene dal lavoro, il lavoro che deve dare dignità economica. La libertà indissolubilmente legata alla conoscenza… E tutto questo, oggi, è sotto attacco. Anche la memoria.
La crisi economica scaricata una volta ancora sui più deboli, “sempre sulle stesse spalle” come dice Guglielmo Epifani. E non soltanto perché allontana sempre più i precari dal lavoro buono e interviene su stipendi e pensioni: basta leggere le cronache, chi pagherà il pedaggio sul raccordo anulare di Roma, se non i pendolari che vivono fuori dall’anello della Capitale? Chi sarà penalizzato dai tagli ai servizi già annunciati in Lombardia? E’ la dignità che continua ad essere erosa.
C’è un’altra libertà preziosa sotto la scure dei tagli: quella che viene dalla conoscenza, dalla cultura e dalla memoria. Così persino l’Istituto per gli studi filosofici di Napoli, unico al mondo secondo l’Unesco, è finito nella lista degli enti considerati “non utili”, non ha più soldi per sopravvivere.
Ma a rischio c’è anche, proprio mentre si festeggia la nascita della Repubblica italiana, un luogo simbolo: il Museo di via Tasso, a Roma. Non è che un appartamento in un palazzetto d’inizio Novecento: lì nei nove mesi dell'occupazione nazista della capitale, tra il 1943 il 1944, cinque stanze furono trasformate nelle celle in cui venivano rinchiusi e torturati centinaia di partigiani della Resistenza romana prima di essere deportati e fucilati alle Fosse Ardeatine o a Forte Bravetta. Stanze che mostrano ancora i segni e i graffiti dei partigiani, gli ultimi addii, gli ultimi aneliti di libertà. I ragazzi delle scuole, lì, vedono l’orrore.
E’ la nostra memoria, la memoria della Resistenza da cui è nata la nostra Costituzione: ed è finita anch’essa, per questo Governo, come ente “non utile”.
di Silvia Garambois
31/05/2010
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