La cultura non si cancella

- Tutti i settori dell’arte, della musica, della ricerca, dell’informazione sono in rivolta contro chi vuole fare a meno della conoscenza e del patrimonio di valori che porta con sé. Ma occorre non fermarsi e unificare il fronte. La posta è alta.

“O mia patria, sì bella e perduta”, cantavano i coristi dei maggiori teatri lirici d’Italia, sulle note della celebre aria verdiana del Nabucco suonate da un mix di orchestre sinfoniche, mentre decine di ballerini interpretavano la musica con il corpo. Il coro di “Và pensiero”, nella manifestazione di lunedì scorso a piazza Navona a Roma, non è stato scelto a caso: è proprio una patria perduta quella che decide improvvisamente di fare a meno, o quasi, della cultura, dell’arte, della musica, del cinema e del teatro di qualità, della danza. E poi molti dei presenti si sono commossi perché, sotto le bandiere dei sindacati, si riappropriavano di uno straordinario inno all’Italia che nulla ha a che fare con il secessionismo leghista mascherato da federalismo. Così si celebrano davvero i 150 anni dell’Unità del Paese.
Se il governo pensa davvero di poter distruggere in un colpo solo tutta la cultura del nostro paese, il diritto e la libertà di informazione senza che nessuno reagisca, ha fatto male i suoi conti. Lo dimostrano le decine di registi, attori, cantanti, musicisti, danzatori che hanno partecipato alla manifestazione, ma anche i tanti giornalisti ed operatori della comunicazione che hanno voluto legare la protesta contro il disegno di legge sulle intercettazioni, che in queste ore la maggioranza sta peggiorando, alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura. E i dirigenti della Cgil, da Fulvio Fammoni al segretario Slc Emilio Miceli, hanno sottolineato come si stia tentando di cancellare la libertà di espressione, di opinione, di tendenza culturale. Il ricatto dei fondi che spariscono e poi compaiono di nuovo ma solo per gli amici del potere sta disgustando tutti. Per questo si pensa ad una grande manifestazione nazionale che riunisca la cultura e l’informazione.
Intanto i lavoratori pubblici, ma anche tanti dei settori privati, manifestano sabato contro i tagli in una grande manifestazione a Roma. Poi, a fine giugno, sarà sciopero generale.

di Paolo Serventi Longhi

09/06/2010

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