
Le due facce della crisi
In questa Italia corrotta e corruttrice, appare quasi ovvio che la questione morale stia diventando il centro della politica e della vita sociale e economia del paese. Fortunatamente, a sinistra e a destra sono in tanti a chiedere pulizia e rigore, contro il regime (stavolta diciamolo, senza se o ma) di corruttela che si è impadronito di una parte delle istituzioni. Un regime gretto, volgare, dove i quattrini facili sono il primo obiettivo per molti perché danno potere e fama e generano affari, e quindi altri soldi. Tutto ciò mentre una crisi economica e finanziaria senza precedenti sta divorando il sistema produttivo e di conseguenza l’occupazione, il lavoro, i redditi. E il governo, attorno al quale ruota il regime dei corrotti, taglia i servizi pubblici e preserva le risorse destinate ad alimentare la spesa pubblica più speculativa.
L’ottimismo della volontà ci fa leggere in positivo qualche buona notizia che persino i media più condizionati non possono nascondere. I politici che vogliono un futuro migliore, anche nel Pdl, guardano alla questione morale, invocano trasparenza e, appunto, pulizia. E’ forse presto per dire che il regime si sta sgretolando, e i colpi di coda delle cricche al potere potrebbero essere devastanti. Ma qualcosa, nella maggioranza che sgoverna da oltre tre lustri, sembra si stia rompendo. La fermezza e la correttezza istituzionale del Capo dello Stato contribuisce a costruire un quadro diverso. Nel quale qualcosa di nuovo sembra stia emergendo persino nella finora debole opposizione del centro sinistra. Segnali? Penso al dibattito sul disegno di legge sulle intercettazioni, alle dimissioni di ministri appena nominati, alla determinazione della magistratura nel chiedere la rimozione delle mele marce, alle firme per l’acqua pubblica, alla rabbia dei cittadini dell’Aquila, ecc. Penso però anche a quei milioni di italiani che non ne possono più delle sceneggiate autoritarie del premier e delle battute sulle belle donne, ma soprattutto della corruzione, delle manovre inique, dei tagli ai servizi pubblici. Qualcosa sta cambiando? Forse. Soprattutto sta tornando la voglia di mobilitarsi e di lottare, come fa la Cgil.
di Paolo Serventi Longhi
21/07/2010
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