
Più equità, meno CO2
- Disuguaglianze e precariato intaccano profondamente la coesione sociale. Serve un progetto condiviso di paese per garantire ai cittadini più sicurezza dei diritti, del lavoro, ma anche dal rischio idrogeologico e sismico, dai pericoli dell’inquinamento
La questione ambientale è uno dei grandi nodi al centro della crisi attuale e, se la si assume nelle sue molteplici potenzialità, ne rappresenta una possibile via di uscita. In estrema sintesi, per Legambiente la risposta alla crisi economica si basa su più equità e meno precariato, più sicurezza e meno CO2.
Mi spiego. Disuguaglianze e precariato intaccano profondamente la coesione sociale e la possibilità di motivare un’intera comunità nazionale per affrontare lo sforzo necessario a risanare i conti e a rilanciare il sistema paese. Tanto più che in Italia questo aspetto deve misurarsi con il volto arrogante del disprezzo per l’etica pubblica che ha assunto la crescita delle disuguaglianze tra territori, tra sessi, tra generazioni: forme esasperate di corruzione, legittimazione dell’evasione fiscale, diffusione anche in tutte le regioni del nord dell’illegalità mafiosa. In altre parole serve un progetto condiviso di paese, che dovrebbe basarsi sul garantire più sicurezza ai cittadini, sicurezza dei diritti, del lavoro, ma anche dal rischio idrogeologico e sismico, dai pericoli dell’inquinamento atmosferico. Per costruire cosa? Una trasformazione del sistema economico, che, sull’onda della rivoluzione energetica che stiamo vivendo, affermi un’economia a basse emissioni di CO2, coinvolgendo tutti i settori produttivi (agricoltura compresa) e i sistemi urbani (mobilità, quartieri a zero emissioni, riqualificazione energetica…).
Nella prospettiva di fare della green economy il volano di un radicale processo di rinnovamento che avvii un vero e proprio green new deal con la consapevolezza che, per uscire dalla strettoia del risanamento del debito pubblico, si debba fare una grande operazione di più equa distribuzione del reddito e del carico fiscale ed insieme puntare ad un’economia della “sostituzione”, dell’efficienza, della qualità.
Ne abbiamo discusso a fondo nel recente congresso nazionale di Legambiente e per l’occasione abbiamo anche presentato alcune proposte per una manovra verde, che si basa su 7 mld di nuove entrate e 14 di tagli alle spese a cominciare da quelle militari. Le indicazioni concrete ci sono, è un problema di volontà politica. Anzi, la domanda vera è se la classe dirigente italiana, nel suo complesso, sia in grado di affrontare la sfida.
di Vittorio Cogliati Dezza - Presidente Legambiente
29/12/2011
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